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Il bagno… una storia

Sabato 19 e domenica 20 marzo 2011 ha avuto luogo, presso l’Edilgiorni di Cerbara, l’iniziativa denominata “Il bagno… una storia” con l’apertura al pubblico della mostra di sanitari vintage provenienti dalla “collezione” del Gruppo Giorni che, con la sua presenza nel territorio ormai decennale, ha rappresentato, nel mondo delle forniture di materiale per l’edilizia, un punto di riferimento dal dopoguerra ad oggi.

È infatti grazie all’abilità imprenditoriale di Aldo Giorni e all’aiuto della signora Liana, che la ditta “Giorni”, fondata nel 1949, trova spazio e cresce sino a diventare una delle realtà più importanti della Valtiberina.

La cura del corpo ha accompagnato e caratterizzato lo sviluppo della civiltà partendo dai favolosi bagni della regina di Cnosso, passando per le grandi terme romane e per il periodo buio del medioevo, sino ad arrivare alla consapevolezza dell’importanza dell’igiene personale, riacquisita solo nei primi anni del XX secolo. La ricerca scientifica e la presenza di acqua calda corrente nelle abitazioni hanno restituito, alla stanza da bagno, un ruolo primario tra gli ambienti della casa; essa è, oggi, luogo di benessere ad “alta tecnologia”, risultato di un’attenta progettazione sia impiantistica che estetica.

Rivedere gli oggetti provenienti da un passato recente, allestiti a cura dell’Arch. Francesco Rosi e ambientati all’interno dello spazio espositivo Edilgiorni di Cerbara, oltre a evocare in ognuno di noi ricordi legati all’intimità dell’abitare, induce ad una riflessione su come le mode ed il design si evolvano lungo un percorso proiettato al futuro ma con un continuo confronto con il passato.

Brevi note storiche

Il bagno… una storia Il bagno e l’igiene personale, nella storia dell’umanità, hanno accompagnato lo sviluppo delle civiltà con scopi, metodi e significati molto diversi. L’essere riusciti a trasportare, reperire o convogliare acqua presso i propri insediamenti è, al pari della scoperta e del controllo del fuoco, uno dei fattori che ha permesso alla razza umana di evolversi distinguendosi dagli altri animali.

Nel Palazzo di Cnosso, risalente al 2000 a. C., il rifornimento idrico era assicurato da un sistema di condutture in terracotta; ogni ala del palazzo era dotata di un sistema di scarico che confluiva in grandi collettori.

Negli appartamenti della regina era presente una “stanza da toletta” riccamente decorata, dotata di sistema di areazione e di una vasca da bagno in terracotta; il servizio igienico, munito di un sedile in legno e probabilmente di un vaso in ceramica, opportunamente collegato alla rete di scarico, disponeva anche di un serbatoio per il getto di sciacquo.

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La civiltà greca associava alla ginnastica rapide abluzioni, fredde ed energetiche; un alternarsi di vapori e bagni a diverse temperature aveva il fine di procurare rilassamento, ristoro fisico e benessere nella Roma antica e nella civiltà islamica; nei luoghi preposti si tessevano le relazioni sociali.

La città di Roma era rifornita di acqua da 13 acquedotti; nel IV secolo d. C. aveva 144 gabinetti pubblici, 1352 fontane e 856 bagni privati. Alcune case private di Pompei contavano fino a trenta rubinetti. Nella fattoria romana di Boscoreale l’impianto idraulico, perfettamente conservato, è dotato di un serbatoio in piombo con rivestimento isolante in muratura, riscaldato da una fornace e collegato con i bagni e la cucina dai quali era quindi possibile attingere acqua calda dai rubinetti.

Con il crollo dell’Impero Romano d’occidente e l’inizio del medioevo il concetto di igiene personale muta profondamente; il bagno promiscuo viene proibito da San Bonifacio nel 745 ed i bagni pubblici vengono definiti “seminaria venenata”, focolai del vizio; esemplificativo è il proverbio “balnea, vina, venus corrumpunt corpora nostra” (i bagni, il vino e le donne distruggono i nostri corpi).

Nei monasteri medievali, unici luoghi in cui erano presenti servizi igienici degni di questo nome, l’igiene personale era un’abitudine che doveva essere consumata con rapidità, senza procurare alcun piacere e anzi, un bagno gelato a volte veniva imposto come penitenza dai peccati. Nelle case torri e nei castelli i gabinetti erano ricavati negli spessori murari, ciascuno con un proprio pozzo verticale sotto un sedile in pietra o in legno.

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Nemmeno l’epoca rinascimentale (fig. 3), nonostante segni la rinascita della civiltà occidentale, porta un miglioramento effettivo delle condizioni igieniche fatta eccezione per alcuni episodi, legati a ricchi e potenti personaggi; esemplare, in proposito, la stanza da bagno di papa Clemente VII a Castel Sant’Angelo.

Nel XVII secolo diventa sempre più frequente l’uso della “seggetta”, spesso realizzata con materiali nobili e finiture lussuose; ad Hampton Court è ancora visibile quella realizzata per Elisabetta I di Inghilterra: è rivestita in pizzo e velluto cremisi fissati con borchie dorate e munita di maniglie per il trasporto, il coperchio poteva essere chiuso a chiave.

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Nel 1596 Sir John Harrington descrive il primo water closet a valvola ma la sua diffusione, previa reinvenzione, si fece attendere per altri 200 anni.
Al 1726 risale il primo documento francese che documenta l’uso del bidet, vaschetta di forma ovoidale sistemata su un supporto in legno con quattro gambe, opera di raffinati ebanisti; il termine significa letteralmente “cavallino” e questo per la postura che è necessario assumere per il suo uso; sono passati alla storia i due bidet posseduti da Madame de Pompadour, realizzati dal laboratorio Duvaux.

La rivoluzione industriale e l’introduzione di nuovi materiali cominciano a trasformare il water e, alla metà del XVIII secolo fanno la loro apparizione i primi congegni destinati a migliorare in modo significativo le condizioni igieniche della popolazione europea.

Nel 1737 il marchese Ginori inizia la produzione di oggetti in porcellana nella Manifattura di Doccia (FI) a seguito della scoperta del caolino da parte dell’alchimista Johan Friederich Bottger.

Nel 1775 viene rilasciato, in Inghilterra, il primo brevetto di un w. c. a valvola dotato di cisterna per l’acqua di scarico e di sifone; ciò nonostante il vaso da notte permane, nell’uso comune, ancora per lungo tempo e comode, comò e comodini dell’epoca sono oggigiorno oggetti ricercati nei negozi di antiquariato.

Le città iniziano a dotarsi di impianti idraulici e fognari efficienti; nelle case borghesi diventa sempre più frequente riservare una stanza apposita all’igiene del corpo anche se, ancora nella metà del 1800, gli acquaioli di Parigi caricavano, sui loro carri, vasche da bagno con acqua bollente effettuando il servizio a domicilio presso il cliente.

L’uso della vasca da bagno e della doccia, utilizzati a scopo terapeutico per tutto il XIX secolo, si diffonde sempre di più, favorito dai numerosi brevetti per scaldabagni, boiler e caldaie che invadono il mercato all’inizio del XX secolo.
Dopo la prima guerra mondiale un numero enorme di “apparecchi igienici smaltati” invase il mercato; negli Stati Uniti, in soli due anni, le vendite salirono da 2.400.000 a 4.800.000 pezzi.

La ricerca scientifica, la presenza di acqua calda corrente nelle abitazioni e la consapevolezza dell’importanza dell’igiene personale hanno restituito, alla stanza da bagno, un ruolo primario tra gli ambienti della casa; essa è, oggi, luogo di benessere ad “alta tecnologia”, risultato di un’attenta progettazione sia impiantistica che estetica. Con la ricostruzione del dopoguerra e il boom edilizio degli anni 60, ogni casa viene dotata di servizio igienico ed è in questo settore che, grazie all’intuizione e all’abilità imprenditoriale di Aldo Giorni e all’aiuto della signora Liana, la ditta “Giorni”, fondata nel 1949, trova spazio e cresce sino a diventare una delle realtà più importanti della Valtiberina.

Il Gruppo Giorni, oggi, con i suoi punti vendita, è in grado di fornire ogni tipo di prodotti per l’edilizia e l’arredo bagno ed è proprio dai magazzini dell’azienda Edilgiorni che provengono le collezioni di sanitari “vintage” che vengono presentati nell’esposizione “il bagno… una storia”.

Rivedere questi oggetti, oltre a evocare in ognuno di noi ricordi legati all’intimità dell’abitare, induce ad una riflessione su come le mode ed il design si evolvano lungo un percorso proiettato al futuro ma con un continuo confronto con il passato.



Bibliografia:
L. Wright, La Civiltà in Bagno, Garzanti, 1961
L. Spadanuda, Storia del Bidet, Castelvecchi, 1998
P. Aries G. Duby, La vita privata dal feudalesimo al rinascimento, Editori Laterza, 1987
A. Grohmann, La città medievale, Editori Laterza, 2003

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